Shevrar ShimmerBow

Arciere Elfico

Description:

SKILLS: FP:5

  • Armi a distanza ||||
  • Armi Bianche |||
  • Investigare |||
  • Atletica |||
  • Rapidità di mano ||
  • Furtività ||
  • Sopravvivenza ||
  • Prontezza ||
  • Risorse |
  • Resistenza |
  • Forza |
  • Artificiere |
  • Determinazione |
  • Scienze |

ASPECTS:

  • Sesto senso delle foreste
  • Sentinella d’esplorazione elfica
  • Arciere onorario (Tiratore scelto nanico)
  • Anniente ogre
  • Tradito e traditore
  • Senza sensi di colpa

STUNTS:

  • Make it count
  • Combat dodge
  • Trick shot
  • Bounce back
  • Access to restrict equipment
  • Stay on target

EQUIP: Zaino; torcia x5; olio x5; Pugnale; Stocco (2 danni; enhance defense, lighting fast); Arco composito lungo (3 danni, range 3 zone); frecce x20; Armatura di cuoio (conseguenza minore)

Bio:

BACKGROUND DI SHEVRAR (FATE 2.0).

Fase I. (infanzia:cenni sul popolo nomade degli elfi (gli esploratori), istruzione, orientamento, ascoltare, storiella sulla tolleranza droghe (lato oscuro di mio padre).

Nacqui nelle foreste del nord di Consilius. Il mio era un villaggio nomade e vagamo per le foreste per tutta Elvezia e la provincia di Smeraldia; il nostro gruppo veniva chiamato Tje Frohunts, “gli esploratori”. Sono un elfo delle foreste nato da una famiglia di cacciatori e fin da piccolo sono stato abituato a vivere in contatto con la natura. Secondo la tradizione del nostro popolo, infatti, gli uomini sono incaricati della caccia per portare il cibo alle donne del gruppo e ai bambini. Praticamente non abbiamo alcuna attività commerciale, diffidando degli estranei principalmente viviamo grazie al frutto del nostro lavoro. Abbiamo un scarsissimo senso del denaro per cui sono fiero delle nostre vite autonome. Le donne al villaggio in parte istruiscono i figli, sulla regione e sulle foreste principalmente, e in parte costruiscono ciacigli e qualche vestito. I nuovi figli vengono solamente istruiti per un anno da quando raggiungono l’età consapevole, ma in realtà non c’è mai una vera separazione tra cultura e la caccia soprattutto se i figli sono maschi.
È stato proprio questo il mio caso nato da una coppia fedele sono stato istruito su Elvezia per la maggior parte della mia giovenù fino all’età di 20 anni (6-7 anni umani), e successivamente uscivamo assieme ai miei coetanei per le battute di caccia.
Mio padre era un’eccellente maestro ma ha sempre avuto una certa ostilità nel farmi imbracciare un’arco, la nostra arma preferita. Per cui per ben 2 anni mi addestrò nell’arte dell’orientamento nelle foreste e, oltre alle conoscenze su Elvezia, mi insegnò una cosa dimenticata da molti o forse mai insegnata a molti: ascoltare. La foresta è un tripudio di rumori e suoni, il saper ascoltare mi ha procurato molte più lepri di quello che avrei preso normalmente, ma a volte mi ha salvato anche la vita. Il secondo passo prima del tiro con l’arco è stato quello delle droghe. Mio padre non mi insegnò come crearle ma le usavamo così spesso tra la caccia e le feste popolari che cominciai ad assuefarmi a molte sostanze dannose ad altri esseri viventi. Notai fin dalla mia infanzia che non era normale per la mia corporatura magra e affusolata, mio padre insisteva che fosse un carattere distintivo degli elfi delle foreste ma io sapevo che non era vero: nessuno tra i miei amici poteva bere resina del Berhsa senza svenire e avere le convulsioni. Fu una notte che notai mio padre, durante un periodo di caccia in cui dovevamo stare parecchie settimane lontano da casa, preparare molti intrugli. Credendo che li preparasse per il giorno dopo mi riaddormentai sul mio ramo, ma finchè ero ancora nel dormiveglia sentii diversi pungolii sul mio braccio e ventre. Poi buio. Scoprii la giornata seguente che mio padre aveva solamente metà delle alchimie preparate nella notte e d’un tratto realizzai che la mia tolleranza alle droghe non era puro caso. È strano come nessuno dei miei compagni elfi avesse notato questa abitudine malsana di mio padre, credo fosse l’unico lato oscuro di un grande elfo, che forse è in parte il motivo per cui non riuscii mai ad amarlo veramente. Nonostante fossi sconvolto continuai a trascorrere le mie giornate cercando di seppellire dentro di me quella sensazione pungigliosa sul mio corpo. Forse ero spaventato, forse mi vergognavo, so solo che nel tempo non ho mai confidato a nessuno quanto sapevo; ma forse ora ne apprezzo una piccola parte. Se non altro ora ho un dono datomi direttamente da mio padre che non mi abbondonerà mai, sebbene in un modo così macabro.
Insomma apparte qualche episodio la mia infanzia è degna di un qualsiasi elfo delle foreste.

Fase II. (adolescenza: inizio addestramento con l’arco per lo più come strumento di caccia, morte di mia madre, abilità di notare e scopertà delle abilità acrobatiche).

Il primo giorno in cui imbracciai un’arco lo sentii subito mio e scoccai tre frecce verso un’albero, sebbene solo una colpì il bersaglio, le altre due caddero poco lontano, segnando fin da subito la mia abilità con quest’arma.
Non posso però gioire molto per quel giorno per quello stesso è portatore di una grande disgrazia: un branco di lupi inspiegabilmente attaccò il nostro villaggio finchè gli uomini erano fuori a caccia e uccisero molti bambini e donne. Tra cui mia madre.
Forse è da li che iniziò il mio odio per le creature canine, ma da quel giorno decisi di allenarmi sempre più per poter difendere i miei cari da animali e se sarebbe stato necessario anche da altri elfi. Questo sentimento diventò anche il motore che mi spinse a diventare qualcosa di più di un cacciatore; volevo diventare un’arciere a tutti gli effetti. Cacciare era solo una infima ombra dell’arte del tiro con l’arco.
Tuttavia mio padre mi insegnò passo dopo passo tutto ciò che serviva per cacciare, d’altra parte non sapeva fare altro. Imparai l’arcieria e affinai il mio senso della vista, nonstante i miei sensi da elfo fossero già molto sviluppati. Cominciai anche ad apprendere che la mia agilità naturale mi permetteva di fare acrobazie con moderata difficoltà permettendomi sia di correre nelle foreste senza problemi sia manovrare il mio arco con grande maestria.

Fase III. (maturità: prova di maturità, prigionia dagli orchi, apprendimento del combattiento ravvicinato con armi leggere, senso del pericolo, Arco d’acciaio regalatomi da mio padre).

Arrivò finalmente dopo altri 20 anni la mia prova di maturità dettata dal popolo degli elfi per millenni. Gli obbiettivi della prova sono dimostrare l’abilità con l’arco, la responsabilità, dimostrare di poter mantenere una famiglia e saper sopravvivere in ambienti avversi. Non nego che nel corso della prova alcuni giovani elfi morirono, ma questa prova non mi preoccupava minimamente; in parte, forse, mi ero già staccato dalle mie origini.
La prova consistette nella più ardua tra le disponibili, forse perchè ero il più promettente della mia “annata”: sterminare un gruppo di orchi che si erano insediati tempo prima in una valle elfica, sopravvivere e ritornare con una prova della missione compiuta. Il tutto sarebbe dovuto durare al massimo un mese. Il gruppo di orchi ammontava ad una ventina di individui tra cui almeno 3/4 maschi in grado di combattere.
Successe l’imprevisto. Venni catturato e per molti mesi imprigionato con pochissima alimentazione. Mi insultavano, mi torturavano ma Dio benedica la loro forte tradizione di non uccidere un prigioniero se non in un degno duello. Fu quello che mi salvò: a volte mi davano uno stocco arrugginito e mi buttavano in un’arena meramente incavata nella terra con qualche rinforzo di legno e mi facevano combattere contro alcuni dei loro più bravi giovani guarrieri. Non so ancora oggi come feci a batterli tutti. Di certo la mia agilità fu una caratteristica fondamentale contro quei lenti orchi. Imparai anche qualche tecnica base del combattimento con armi leggere come lo stocco, che non avevo nemmeno mai visto in vita mia e affinai le mie doti acrobatiche. Successe molte volte che qualche orco schizzato di notte si alzasse, prendesse un pugnale e si dirigesse verso la mia gabbia per uccidermi. Ma il mio senso dell’udito era troppo sensibile per farmi prendere nel sonno da un orco rumoroso come loro e imparai percepire il pericolo in modo più accurato. Fu d’improvviso che sempre una notte il mio popolo mi venne a riprendere. Assieme uccidemmo tutti gli orchi del gruppo e ne bruciammo le carcasse. A casa raccontai con onestà come mi imponeva il mio onore d’elfo tutta la storia e alla fine, con mia sorpresa, venni giudicato comunque “maturo”! Avevo superato la prova! Mi dissero che la capacità di sopravvivere in quell’inferno senza la nostra arma fidata e la capacità di adattarsi alle nuove situazioni senza contare tutti i duelli vinti valevano ben di più di una dimostrazione di maturità e di responsabilità.
Come premio inaspettato mio padre mi regalò un arco. Ogni elfo adulto ne ha uno, ma quello era speciale: era d’acciaio! Noi elfi spesso sottovalutiamo la potenza dei materiali aritificali per le nostre tradizioni conservazioniste. Ma nessuno può negare che quest’arco che può rimanere incordato per mesi senza perdere la sua potenza è superiore a tantissimi altri archi che un mastro-elfo artigiano possa mai fabbricare. Per questo alcuni ora mi chiamano Shevrar ShimmerBow, l’elfo con l’arco che luccica.

Fase IV. (Adultità: viaggio e trasferimento a Capitalis, apprendimento della politica ed economia controvoglia, accusa di alto tradimento, anno da latitante, cattura e condanna).

Dopo la prova gli elfi adulti sono liberi di scegliere la loro strada: se stare con il gruppo o fondarne uno nuovo da qualche parte in Smeraldia. Scelsi di lasciare il mio popolo, abbracciai senza una lacrima per l’ultima volta mio padre e diressi a sud. Credo nessuno dei miei compagni sappia che in realtà mi diressi a Capitalis. La città era una montagna di opportunità anche per un elfo delle foreste come me. Ebbi l’occasione di imparare e affinare delle nuove tecniche con l’arco per combattere creature umanoidi dai più bravi tiratori di Capitalis e mi venne insegnato a sfruttare la mia agilità innata per diventare più furtivo stupendosi che gli anni di caccia non me l’avessero già insegnato.
Sono passati tanti anni da quando ho lasciato il villaggio, non capisco perchè ma ho più ricordi cattivi che buoni del mio popolo. Forse è la tendenza a rimembrare più le disgrazie che le benedizioni, ma il disgusto per i lupi che uccisero mia madre, l’oscurità negli occhi di mio padre da giorno che scoprii inniettarmi le droghe e quella terribile prigionia dagli orchi non mi abbandonano mai; nemmeno nei momenti più felici.
Prima di venire a Capitalis non sapevo nemmeno cos’era la politica o l’economia. Tutte cose che per me sono inutili invenzioni umane che portano solo problemi. Ma ora come ora non si può non notare che le cose stanno cambiando. Re Albert si è fatto soggiogare dall’Accademia Arcana, soprattutto dall’Arcimago Voltaire, i centri di potere che circondano Capitalis hanno perso fiducia nell’ideale di “Impero” e dopo una così lunga vita cade come se niente fosse in questi tempi di movimenti rivoluzionari. Sebbene io non sappia cosa sia la magia, questa sta diventando impraticabile in autonomia e a molti sta dando problemi. In generale la monarchia non mi da problemi, ma piano piano noto che la qualità di vita si sta abbassando.
Non ho mai maturato una simpatia per le altre razze sebbene abbia imparato a conviverci, ma di certo ne ho sempre meno verso gli umani dopo il giorno che mi accusarono di alto tradimento.
Ero per le strade di Capitalis quando mi imbattei nella parata del Grande giorno dell’elogio! Me n’ero dimenticato che era oggi e portavo come al solito il mio arco d’acciaio sulle mie spalle. In quel giorno è severamente vietato il solo portare o possedere armi senza sicura, figuratevi cosa è successo quando le guardie arcane mi videro con un’arco potenzialmente letale incordato con una faretra piena di frecce!!!
Si lo so era un’anno fa, d’altra parte il giorno dell’elogio avviene ogni anno. Sono stato latitante per un’anno intero ma ora mi hanno preso, ed oltre a me hanno preso altri miei compagni di cella. Tutti accusati di alto tradimento ci hanno preso tutto: questo diario,le nostre armi,le nostre armature, orgoglio e dignità. Credo che domani finirà la mia triste esistenza. Pace all’anima mia, possa la foresta assorbire e trarre nutrimento dalla mia anima mentre se mai un elfo dovesse ritrovare questo diario, vi prego portatelo a MaKarow, padre di Shevrar ShimmerBow, sperando che sia ancora vivo……

Shevrar ShimmerBow

Gli Eroi del Nord Baldr12 MarcoDallaVecchia